Di poche parole

Visto che la voglia di postare su questo blog scarseggia anche se le idee ci sono, ho deciso di fare un esperimento.

Ho impostato WordPress per postare automaticamente un post vuoto ogni giovedì pomeriggio. Ogni volta che non riuscirò a scrivere qualcosa prima del giovedì della settimana successiva il post vuoto della vergogna apparirà in homepage.

Staremo a vedere come andrà a finire.

 

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Il post di un anno dopo

È passato un anno esatto dall’ultima volta che ho scritto qui.

A dire la verità un po’ mi mancava, diverse volte ho iniziato a scrivere qualcosa e poi cancellato tutto perché mi sembrava inutile e senza senso.

Oggi, questo “anniversario”, potrebbe essere una giusta occasione per buttare giù due righe senza pensarci su troppo.

Sento come il bisogno di dover riassumere necessariamente quello che è successo in questo anno di silenzio ma non ho intenzione di farlo, almeno non oggi, non qui. Sarebbe troppo lungo e non importerebbe a nessuno.

candle

Un anno fa, come anche oggi, ha nevicato e le finestre delle case sono illuminate dalle candele bianche e azzurre nel ricordo dell’indipendenza della Finlandia.

Forse dovrei fare un bilancio dell’ultimo anno per vedere se sono in perdita o in guadagno ma anche qui sarebbe lungo e non importerebbe a nessuno.

In fondo è stato un anno particolare, diverso, il primo vissuto completamente lontano da casa, ho viaggiato, conosciuto gente, persone importanti sono entrate a far parte della mia vita e altre sono andate via in silenzio.

Fuori è buio, nessuno cammina per le strade innevate, nel silenzio riesco solo a sentire questa candela che brucia.

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Diamo un nome alle cose

Come si dice quando una cosa finisce prima ancora di iniziare?
Voglio dire, quando c’è un qualcosa, una idea, un pensiero che ti fa venire voglia di avere altre cose, altre idee, altri pensieri e poi *puff*. sipario. chiuso. fine.

Come può essere l’alba di un giorno qualsiasi che tu inizi a fare piccoli piani innocenti, senza voler per forza strafare, sia ben inteso, che quando poi alzi gli occhi è già il tramonto e c’è poco da fare.
Insomma un po’ come queste giornate, troppo brevi.

Con i propositi, buoni o cattivi che siano, che rimangono appiccicati al cuscino.

Comunque, se trovate risposta alla mia domanda, fatemelo sapere che io adesso non ho proprio voglia di continuare.

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Dei bus finlandesi

Questa storia potrebbe iniziare ad una fermata dell’autobus, una capannina metallica poco illuminata e con la pubblicità dell’ultimo panino di McDonald’s che già dalla foto sembra di gommapiuma.

Il buio e l'attesa hanno lo stesso colore

Il buio e l'attesa hanno lo stesso colore

È il primo pomeriggio di una domenica scura, scura come si meriterebbero di essere tutte le domeniche d’autunno.  In finlandia le fermate dell’autobus sono così dappertutto: solitarie ai margini di un bosco che solo la neve rende luminose nel buio nordico.

Il 20 arriva dal nulla, i fari riflessi sul manto nero e bagnato della grossa strada a due corsie, l’autista con uno sguardo vitreo osserva chi, sotto una luce fioca, aspetta al freddo e come  Caronte è pronto a traghettare anime taciturne.  Ho le gambe come paralizzate nel salire i due gradini,  mostro un biglietto raggrinzito e in cambio ricevo un ringraziamento sibilato.

La cosa più difficile è scegliere il posto giusto, nè troppo lontanto dalla porta d’uscita ma allo stesso tempo non troppo vicino a qualcuna di quelle facce che non rivedrai più. Mi siedo vicino ad un finestrino, penso che almeno così avrò la scusa di poter guardar fuori piuttosto che pensare a quanto succede intorno.

Negli autobus finlandesi nessuno parla, ognuno ha i propri pensieri e lo sguardo fisso davanti a sè per chilometri e chilometri, Capelli biondi che sgorgano da un cappello di lana rosso del quale non conosco la marca, ogni tanto infila la mano nella borsa e lancia uno sguardo speranzoso al cellulare. Impassibili, i minuti sono intervallati dal cigolante suono che scandisce l’alternarsi delle fermate. C’è chi scende a capo chino e chi, bramoso di arrivare a destinazione, prende posto in fondo al veicolo dove si sfugge più facilmente agli occhi dei pochi passeggeri rimasti.

Nel suo volto si dipinge la preoccupazione, chiude in fretta la borsa con una mano e gira la testa dall’altra parte. Una telefonata che non arriva, penso. Continuo a guardare fuori, i lampioni prendono il posto delle conifere ai bordi della strada.

Come in un riflesso condizionato mi accorgo che la mia fermata è vicina, accade sempre di essere preso da un’ansia infantile quando si tratta di premere quel bottone rosso. L’autista, senza nemmeno udire il suono del campanello, mi fa un cenno dallo specchietto e poi torna scialbo a fissare la strada.

Il bus si ferma, combatto per qualche istante contro la forza di inerzia, scendo e quando sono di nuovo a terra vengo abbracciato da un folata di vento gelido, un colpo di tosse e  l’opaco veicolo è stato già inghiottito da una galleria senza che me ne renda conto.

La mia traversata finisce qui, la neve comincia ad illuminare il buio.

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Fin-lan-dia

breve resoconto del primo mese (e qualche giorno) passato nel paese delle renne.

  • la carne di renna non è poi così male ma il salmone è meglio
  • le porte di aprono al contrario e causano gravi danni se non lo sai
  • tutti gli svedesi sono gay
  • nella lingua finlandese esistono diverse espressioni per dire “andiamo a bere qualcosa” a seconda di quanto si vuole bere
  • se la temperatura è sopra gli 0° fa caldo comunque
  • le uniche due frasi utili della lingua finlandese sono: “koksi olut” (due birre) – da dire al barista e “teile vai meile?” (a casa mia a o casa tua?) – da dire alla ragazza a cui hai appena offerto la birra
  • se stai pensando alla zuppa di piselli vuol dire che è giovedì
  • se non ti ricordi niente della sera prima vuol dire che è domenica
  • la Fazer è la miglior cioccolata al mondo
  • se non ricordi il nome di una ragazza prova a chiamarla Elina, hai il 70% di possibilità di successo. Jari per i ragazzi.
  • Quando chiedi “com’è il tempo?” aspettati la risposta in gradi celsius (dimentica “fresco, freschetto, buono, soleggiato etc etc). Lo stesso per l’0ra, sono le 15 e 32 (dimentica “sono le 3 e mezza).
  • l’ananas è un cibo salato
  • I finnici credono di essere i più grandi bevitori di caffè al mondo, evidentemente si sbagliano
  • se non hai un cottage estivo sei un barbone
  • avere la sauna in casa non è un lusso
  • una delle principali cause di morte sono gli orsi
  • 80° nella sauna sono pochi ma  -20° fuori sono normali
  • Berlusconi è il nome della pizza più schifosa che ci sia (cipolle, ananas, sugo alla bolognese)
  • vivendo qui si hanno buone probabilità di diventare intolleranti al lattosio
  • non provate mai la piimä, mai!!!
  • c’è molto spazio (17 persone/km contro le 200 dell’italia)
  • anche qui c’è Toto Cutugno

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Qui tutto ok.

…e non ha ancora nevicato qui, al 65° parallelo.

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Questo blog si trasferisce in Lapponia

vabè non proprio in Lapponia ma a qualche chilometro.

Per capirci è qua, più esattamente qua (se vuoi venire a trovarmi abito al 3o piano, non fare complimenti e porta il parmigiano).
Insomma sto per partire e rimarrò là fino a primavera inoltrata.

Chissà come sarà “là”. Chissà come sarà la “primavera” di “là”.

Credo che dedicherò una categoria al mio soggiorno finlandese, quindi per maggiori informazioni stay tuned.

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Tip SQL per palati raffinati

Oggi avevo bisogno di una funzione che restituisse la moltiplicatoria di tutti i valori di un campo in una tabella lavorando in T-SQL. Insomma come una SUM ma per la moltiplicazione.
Cercando tra la documentazione non ho trovato niente del genere, poi mi sono ricordato che oltre ad avere una laurea in Informatica ho anche fatto la 3a media e quindi ho presto risolto:
sappiamo che log(A*B) = log(A) + log(B)
quindi la soluzione è
SELECT CAST(EXP(SUM(LOG(campo))) AS FLOAT) FROM tabella.

L’EXP serve ad elidere il LOG eh, mica per abbellimento.
Magari è utile a qualcuno, magari no.

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