Blogger Unite for human rights: libertà di espressione
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stilata nel 1948 inizia così:
“…il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della famiglia umana è la base di libertà , giustizia e pace nel Mondo”
I diritti inalienabili sono:
- diritto alla sicurezza che protegge le persone contro crimini come assassini, massacri, torture e rapimenti
- diritto alla libertà che tutela aree quali la libertà di pensiero e religiosa, la libertà di associazione, di riunione e di costituirsi in movimenti
- diritti politici che tutelano la libertà di partecipare alla vita politica attraverso la libertà di espressione, di protesta, di voto e di assumere cariche pubbliche
- diritti di habeas corpus che proteggono contro abusi da parte del sistema giudiziario quali incarcerazione senza processo, o con cosiddetto processo segreto, o con eccesso di punizione
- diritti di uguaglianza sociale che garantiscono uguale accesso alla cittadinanza, uguaglianza di fronte alla legge e abolizione delle discriminazioni
- diritto al benessere (può prendere anche il nome di diritti economico-sociali) che prevede l’accesso ad un adeguato sistema educativo e la tutela in caso di situazioni di grave disagio o povertÃ
- diritti collettivi che assicurano la tutela contro genocidi e saccheggio delle risorse naturali.
- tra questi, tutti ugualmente importanti, vorrei soffermarmi su quello che sento più vicino cioè il diritto alla libertà in questo caso alla libertà di informazione ed espressione.
- In questi mesi stiamo assistendo a ripetute violazioni dei diritti umani di un paese, la Cina, uno stato etichettato dall’ONU come non libero e governato da una dittatura.
I diritti umani violati dal governo cinese vanno dai più violenti, basti pensare la fine che hanno fatto i Tibetani che protestano, fino alle centinaia di siti e blog censurati e resi inaccessibili.
La Cina detiene il record per il maggior numero di giornalisti, blogger e cyber-dissidenti imprigionati, il caso più clamoroso è quello di Shi Tao arrestato per aver inviato un email con l’accusa di divulgazione di segreti di stato. Il giornalista sottoposto a un processo sommario fu messo in carcere anche grazie all’aiuto di Yahoo che, contro ogni legge sulla privacy, si piegò alle pressioni del governo cinese per individuare il criminale. Yahoo da allora si meritò il boicottaggio di una buona parte di vecchi internauti consapevoli del fatto che su internet la libertà è tutto.
In questi ultimi mesi, con la scusa dei Giochi Olimpici, la censura è diventata sempre più opprimente tanto che anche Google ha dovuto piegarsi alle richiste di oscuramento da parte del Partito.
Le contromisure non si sono fatte attendere, in circolazione ci sono parecchi software creati con lo scopo di evadere i filtri e garantire agli utenti cinesi della rete una maggiore libertà .
I problemi che questa situazione pone sono, secondo me, due: il primo di carattere interno alla popolazione cinese, sono molti infatti i cinesi che usano regolarmente la rete ma solo in valore assoluto, infatti la percentuale di netcitizen cinesi rimane comunque bassa, intorno al 15%.
Di questa percentuale bisogna tener conto che molti non sospettano o non si rendono conto di essere censurati o imbavagliati, e molti dei rimanenti (consci del loro status) hanno paura di esprimere il loro dissenso.
L’altro problema per i cinesi è il resto (o quasi) del mondo, molti, troppi paesi e società si piegano allo strapotere economico della Cina. Quando di mezzo c’è una nazione in grado di muovere e controllare capitali di tali dimensioni allora i diritti umani possono aspettare.
Fonti | Wikipedia, New York Times



