Censura con la G maiuscola
Posted Novembre 27th, 2006 by adminè di venerdì scorso la notizia dell’accusa mossa a Google dal PM torinese a capo dell’inchiesta sugli atti di bullismo nei confronti di un ragazzo down filmati col cellulare e finiti su Google Video.
BigG aveva provveduto ad eliminare il contenuto diffamatorio nelle ore successive, ma questo non è bastato alla ONLUS ViviDown che ha denunciato 2 cittadini statunitensi manager del sito.
Giuseppe Fioroni, ministro dell’ Istruzione ha espresso nuovamente il bisogno (tutto suo) di dare lo stesso peso ai contenuti della carta stampata, della TV e del Web, dichiarando che:
il principio di responsabilità non può essere declinato a seconda del mezzo di trasmissione su cui viaggia un reato
La parlamentare di Forza Italia Maria Burani Procaccini ha espresso una proposta di legge secondo la quale è posto il divieto assoluto ai minori di pubblicare contenuti multimediali fino all’età di 14 anni e quella di un permesso genitoriale per i ragazzi tra i 14 e 17 anni e continua dicendo:
Le violazioni saranno punite con la chiusura dei siti e degli interi motori di ricerca, si potrà agire anche d’ufficio e saranno previste pene pesanti per i trasgressori, con l’inasprimento delle pene per i minori e per i genitori correi
ora qui credo emerga la quasi totale ignoranza da parte della classe politica nei confronti di una materia come il diritto digitale; nessuno sarebbe in grado di controllare l’identità di un ragazzino che naviga sul web, o di un qualunque altro utente, anche a costo di grossi sforzi tecnologici (e quindi finanziari) poichè una proprietà intrinseca del web è la decentralizzazione ed un cetro grado di anonimità nonchè la libertà di espressione.
Inoltre i rimedi proposti dalla parlamentare o dal Ministro della Margherita come al solito (con gradi di profondità diversi) sono indirizzati a curare il male ma non la sua causa.
Insomma il problema non stà nel fatto che Google pubblichi un video (che magari non rispetta la sua policy) e lo fà giustamente, elimandolo solo in seguito, ma (quasi scontatamente/retoricamente fate voi) nell’atto di violenza stesso subito dal ragazzo down di Torino.
Questa volontà di voler punire il web e in una qualche maniera demonizzarlo sono i primi sintomi di una volontà di censura, per la verità già in atto (vedi qui), che in per questo episodio sembra ragionevole ma in seguito potrebbe portare ad atti di censura preventiva il che è contro la natura stessa della rete.
Alla fine anche in Italia si inizia a percepire una fobia di controllo sul mezzo telematico, prima il decreto Pisanu (con la scusa dell’antiterrorismo, disponibile qui), poi la sentenza del tribunale di Aosta secondo la quale i blogger sono da ritenere equiparabili per reati penali ai direttori della stampa, ed infine lo scossone che ha fatto “tremare” Google nel week-end… spero di poter pensare ancora al web come un posto se non libero, il più libero tra quelli dove poter esprimere le proprie idee.
Ma avrà mica a che fare con?
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