E’ passato poco più di un mese da quando, nel bel mezzo del buzz, mi sono iscritto a plurk, personalmente lo trovo molto divertente ed un ottimo passatempo, forse troppo passatempo.
Ad oggi, statistiche Alexa alla mano, plurk continua a crescere anche se, come spesso accade, il ronzio iniziale inizia a calare notevolemnte e molti degli early-adopters sembrano essere ormai spariti.
A mio parere molti vedono in plurk una via di fuga dal mainstream di twitter dominato da discussioni elitarie, a verifica di questo il fatto che molte blogstar nostrane e twitters assidui non hanno un account su plurk.

Il grafico conferma che l’inpennata si è avuta tra la fine di maggio e gli inizi di giugno, probabilmente a causa di un articolo apparso su Mashable!. La salita è molto veloce, in una settimana gli accessi si sono triplicati per poi iniziare una quasi altrettanto ripida discesa ed attestarsi sui valori attuali.
Il picco in salita è dovuto al fatto che proprio in quella settimana Twitter ha visto il suo momento peggiore per quanto riguarda la stabilità e la raggiungibilità del servizio, per non parlare del funzionamento delle API che ha reso inutilizzabile i client.
Plurk adesso è in periodo di assestamento, quelli che decidono di andar via sono molto di più di quelli che decidono di iscriversi, ma quelli che frequentanto plurk lo fanno sul serio e assiduamente, questo spiega le creste nel grafico a partire da fine giugno.
Plurk rimane ancora interessante, soprattutto perchè, a differenza del rivale Twitter, le discussioni sono molto più semplici da seguire (senza l’utilizzo di tool esterni, vedi Summize)
Conferma di questo è il fatto che per la rete siano presenti già parecchie risorse esterne collegate e plurk, dai client alla moda in Adobe Air, al supporto con in neo-nato Ping.fm o SocialThing.
Dai plugin per wordpress agli script per Greasemonkey.
Fino ad arrivare a questo che spiega un po’ il tutto.
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